PADRE SLAVKO

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12° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI PADRE SLAVKO

Il 24 Novembre 2000, Padre Slavko stava percorrendo la Via Crucis, e si sedette lì per riposarsi un pò.
Era molto stanco, ai pellegrini aveva detto andate avanti, che poi vi raggiungo, e dopo qualche istante si accasciò a terra per ritornare alla casa del Padre.
Il giorno dopo, il 25 novembre, alla veggente Marija la Madonna diceva le seguenti parole :

"Gioisco con voi e desidero dirvi che il vostro fratello Slavko è nato al cielo ed intercede per voi"

P. Slavko Barbaric aveva girato tutto il mondo diffondendo il messaggio di pace e riconciliazione della Madonna.Egli era l’anima ed il cuore del movimento di pace nato a Medjugorje diciannove anni e mezzo fa.Aveva delle caratteristiche uniche:la conoscenza delle lingue, la facilità di comunicazione con le persone,la sua cultura, la semplicità, la curae l’interessamento per i bisognosi. L’inesauribile energia che era impossibile credere che un solo uomo potesse avere, la diligenza ma, al di sopra di tutto, la devozione, l’umiltà e l’amore. Pregava e digiunava molto ed amava la Vergine con amore filiale.Era proprio questo il fulcro della sua vita:con la preghiera ed il digiuno l’anima degli uomini giunge a Dio,per mezzo di Maria, Regina della Pace.

GIANNA JESSEN

Cosa disse la Beata Madre Teresa di Calcutta sulla testimonianza di Gianna Jessen: "Dio sta usando Gianna per ricordare al mondo che ogni essere umano è prezioso per Lui. È bello vedere la forza dell’amore di Gesù che Egli ha riversato nel suo cuore.La mia preghiera per Gianna, e per tutti quelli che la ascoltano, è che il messaggio dell’amore di Dio ponga fine all’aborto con il potere dell'amore".

Mi chiamo Gianna Jessen, vorrei dirvi grazie per la possibilità di parlare oggi. Non è una piccola cosa dire la verità. Dipende unicamente dalla grazia di Dio il poterlo fare.Ho 35 anni, sono stata abortita e non sono morta. La mia madre biologica che aveva 17 anni era incinta di sette mesi quando andò da Planned Parenthood nella California del sud e le consigliarono di effettuare un aborto salino tardivo. L’aborto salino consiste nell’iniezione di una soluzione di sale nell’utero della madre. Il bambino inghiottisce la soluzione, che brucia il bambino dentro e fuori, e poi la madre partorisce un bambino morto entro 24 ore.Questo è capitato a me! Sono rimasta nella soluzione per circa 18 ore e sono stata partorita VIVA il 6 aprile 1977 alle 6 del mattino in una clinica per aborti della California.C’erano giovani donne nella stanza che avevano appena ricevuto le loro iniezioni ed aspettavano di partorire bambini morti e quando mi videro, provarono l’orrore dell’omicidio, un’infermiera chiamò un’ambulanza e mi fece trasferire all’ospedale. Fortunatamente per me il medico abortista non era alla clinica, ero arrivata in anticipo, non si aspettavano la mia morte fino alle 9 del mattino, quando sarebbe probabilmente arrivato per il turno d’ufficio. Sono sicura che non sarei qui oggi, se il medico abortista fosse stato alla clinica dato che il suo lavoro è togliere la vita, non sostenerla. Qualcuno ha detto che sono un “aborto mal riuscito”, il risultato di un lavoro non ben fatto. Fui salvata dal puro potere di Gesù Cristo. Signore e Signori, dovrei essere cieca, bruciata… dovrei essere morta! E tuttavia, io vivo! Rimasi all’ospedale per circa tre mesi, non c’era molta speranza per me all’inizio pesavo solo nove etti. Oggi, sono sopravvissuti bambini più piccoli di quanto lo ero io.Un medico una volta mi disse che avevo una gran voglia di vivere e che lottavo per la mia vita e alla fine potei lasciare l’ospedale ed essere data in adozione. Per via di una mancanza di ossigeno durante l’aborto vivo mi fu diagnosticata la paralisi cerebrale e tutto quello che potevo fare era stare sdraiata. Dissero alla mia madre adottiva che difficilmente avrei mai potuto gattonare o camminare, non riuscivo a tirarmi su e mettermi a sedere da sola.Attraverso le preghiere e l’impegno della mia madre adottiva, e di tante persone, sono riuscita a sedermi, a gattonare e stare in piedi, camminavo con un girello e un apparecchio ortopedico alle gambe. Poco prima di compiere quattro anni e dopo che cominciai a camminare, fui adottata legalmente dalla figlia della mia madre adottiva, Diana De Paul, altrimenti il Dipartimento dei Servizi Sociali non mi avrebbe concesso l’adozione. Ho continuato la fisioterapia per la mia disabilità ed ho subito in tutto quattro interventi chirurgici, ora posso camminare senza assistenza, anche se non è sempre facile, a volte cado, ma ho imparato a cadere con grazia dopo essere caduta per 19 anni. Sono così grata per la mia paralisi cerebrale perché mi permette di dipendere veramente solo da Gesù per ogni cosa. Sono quasi morta , ma sono felice di essere viva e ogni giorno ringrazio Dio per la vita. Non mi considero un sottoprodotto del concepimento, un pezzo di tessuto, o un altro dei titoli dati ad un bambino nell’utero. Non penso proprio che nessuna persona concepita sia una di quelle cose.Ho incontrato altri sopravvissuti all’aborto e sono tutti grati per la vita.Ricordo molto bene Sarah quando aveva due anni, anche Sarah ha la paralisi cerebrale, ma la sua diagnosi non è buona.È cieca ed ha delle gravi crisi, il medico oltre ad iniettare nella madre la soluzione salina, l’ha iniettata anche alla bambina. Quando parlo, non parlo solo per me stessa, ma per gli altri sopravvissuti, come Sarah, ed anche per quelli che non possono parlare…Oggi, un bambino è un bambino, quando fa comodo. È un tessuto o qualcos’altro quando non è il momento giusto. Un bambino è un bambino, quando c’è un aborto spontaneo a due, tre, quattro mesi. Un bambino è chiamato tessuto o massa di cellule quando l’aborto volontario avviene a due, tre, quattro mesi. Perché? Non vedo la differenza. Che cosa vedete? Molti chiudono gli occhi… La cosa migliore che posso farvi vedere per difendere la vita è la mia vita.È stata un grande dono. Uccidere non è la risposta a nessuna domanda o situazione.Fatemi vedere come possa essere la risposta.Gianna ha anche incontrato, la sua vera madre e l’ha perdonata.

LA GUARIGIONE DI CHIARA A MEDJUGORJE

Chiara è una ragazza di diciassette anni, come tante altre, frequenta il liceo classico e vive nel vicentino. Vive!... perché una brutta malattia voleva portarsela via. Con papà Mariano, mamma Patrizia ha raccontato la storia di Chiara, commuovendo tutti i presenti all’incontro di preghiera a Monticello di Fara (VI), Domenica 23 settembre 2012 .Si sono sposati giovani ed entrambi hanno avuto famiglie credenti, "seminando" in loro la fede cristiana, ma questa fede "imposta" li ha allontanati da Dio: gli sembrava più un Padre severo, che amorevole. Nella nuova casa, appena sposati, Gesù non ha trovato posto, volevano divertirsi, evadere da tutto ciò che fino allora gli veniva imposto. Dopo Michela, la loro figlia più grande, hanno avuto Chiara, con alcune difficoltà fin dalla nascita, ma neanche questo li avevano fatti tornare a Dio: nessun lutto in famiglia, nessuna malattia grave, tutto procedeva normalmente... apparentemente. Nel 2005 Chiara si ammala, la diagnosi è devastante: tumore all’ipofisi, disperazione più totale. Si sono ritrovati inginocchiati a pregare: quel seme in loro non era mai morto ed ora stava germogliando. “Ci siamo sentiti spogliati di tutto, perché nel momento del bisogno, le cose materiali non servono a nulla». Chiara viene ricoverata alla Città della Speranza di Padova, mentre loro si recano presso la Basilica di Sant’Antonio, a pregare e a piangere. La richiesta al Santo è esplicita: "facciamo cambio, prendi le nostre vite!". Il Signore li ha accontentati, ma non secondo la loro idea. Un’amica gli ha fatto conoscere un diacono, che spesso organizza pellegrinaggi: «Perché appena Chiara non si rimette in piedi, non la portate a Medjugorje?”. “Perché non a Lourdes?» gli domanda Patrizia. «No, la portiamo a Medjugorje perché là, la Madonna appare ancora. “Nel loro "ritorno" a Dio, sono stati aiutati dal libro di  Antonio Socci Mistero a Medjugorje", che gli ha fatto comprendere cosa stava succedendo in quel paesino. Hanno scoperto i messaggi, particolarmente uno:"Cari figli! Aprite i vostri cuori a mio Figlio, perché io intercedo per ognuno di voi" (più parti di diversi messaggi - ndr).Questa è stata la loro forza, la loro speranza ! Hanno incominciato con la confessione, rendendosi conto che la loro vita era completamente sbagliata, tutto quello fatto fino a quel momento, era sbagliato: ora volevano cambiar vita.Sono andati a Medjugorje nel Capodanno del 2005, hanno incontrato Padre Jozo che ha imposto le mani su Chiara. Il 2 gennaio hanno assistito all’apparizione di Mirjana, nel capannone giallo dietro la chiesa, Chiara era nelle prime file.Una signora ha preso a cuore la loro situazione ed ha convinto Padre Ljubo a far rimanere lì vicino la bambina. Dopo l’apparizione, Mirjana ha riferito alla signora, rimasta in contatto con Patrizia, che la Madonna aveva preso in braccio quella bambina. Un mese dopo, il 2 febbraio, Festa della Presentazione di Gesù al Tempio, Chiara ha fatto una risonanza magnetica: la dottoressa, con i risultati in mano ed un grande sorriso esclamò:«Tutto è sparito! Tutto è andato via!». Anche i capelli, che (a causa della radio terapia) non avrebbero dovuto più crescere, sono cresciuti, ora Chiara ha dei lunghi capelli folti. Anche questo è stato un segno tangibile della grazia di Dio. Il diacono commentando la cosa ha detto:«Ma secondo voi, la Madonna fa le cose a metà? » «E’ cambiato tutto, le nostre vite sono cambiate» conclude Patrizia Con l’aiuto dei messaggi che sono Vangelo, la Madonna ci ha portati a Gesù. Finalmente la nostra vita ha un senso. E’ una vita bella, da non confondere con una bella vita, una vita piena di amore, di pace. Abbiamo perso gli amici di prima, ma ora ne abbiamo molti di più, perché abbiamo degli amici veri. Ma il vero miracolo, afferma Patrizia, è stata la nostra conversione, «incontrare il volto di Dio, che Gesù ci racconta nel Vangelo». Ora il Padre Celeste non è più giudice, ma un Padre amoroso.

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